A cura di Luca Fiorentino

Il disegno presenta due fasi ben distinte nella prassi ordinaria degli artisti: la copia dal modello, in questo caso una scultura raffigurante Apollo citaredo, e lo sviluppo autonomo e libero d’invenzione, in questo caso un eccezionale Bacco con pampini sulla fronte ed il bastone in mano.

Della bottega degli Alberti (Cherubino, Alessandro e Giovanni) è rimasta cospicua traccia negli istituti italiani che conservano diversi album di disegni, uno al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, tre sono invece all’Istituto Centrale per la grafica di Roma1. Con questo insieme organico possiamo confrontare e comprendere la sistematicità con cui una bottega operava: molteplici sono infatti le copie da sculture e stampe famose, fregi e capitelli, affreschi e disegni di altri maestri.

Il disegno qui in esame è confrontabile con molti di questi fogli delle collezioni pubbliche sopra menzionate e dimostra l’abilità e la velocità del gesto creativo, allo stesso tempo l’attenzione scrupolosa con cui gli artisti immortalavano ogni oggetto che potesse risvegliare l’attenzione girovagando per l’Urbe.

Dopo una leggera e veloce traccia a pietra nera, l’artista, che può individuarsi non in Cherubino ma in suo fratello Giovanni, utilizza penna e pennello con destrezza: nel lato destro è evidente l’intento di copia nella figura dell’Apollo Citaredo dimostrata da qualche incertezza, dallo studio attento della luce e dei riflessi e dal basamento della figura. Sulla sinistra il Bacco invece possiede una forza espressiva potente derivata dall’efficacia e dall’impulso creativo gestuale e naturale in cui la mano segue l’istinto e non più una figura di derivazione.

Il foglio può essere datato qualche tempo dopo l’arrivo di Cherubino e Giovanni a Roma (1578), in un momento in cui l’inventio e lo studio dovevano procedere di pari passo per adempiere negli anni successivi ad importanti commissioni come quella della decorazione ad affresco della sala Clementina (insieme a Cherubino 1597-98) o San Giovanni in Laterano (sempre insieme al fratello maggiore).

1 Il volume conservato al GDS Uffizi è catalogato sotto il nome di Cherubino Alberti, Inv. n. 93695 (la scheda del volume pubblicata su EUPLOS è di Chiara Cassinelli). Si veda inoltre sui taccuino e nello specifico sull’artista:

Catherine Monbeig Goguel, Gherardi senza Vasari, in ‘Arte illustrata’, V, 1972, pp. 130-142 in particolare p. 136 nota 60; Kristina Herrmann Fiore, Disegno and ‘Giuditio’, allegorical drawings by Federico Zuccaro and Cherubino Alberti, in ‘Master drawings’, 20, 1982, pp. 247-256;

Kristina Herrmann Fiore, Disegni degli Alberti. Il volume 2503 del Gabinetto Nazionale delle Stampe, catalogo della mostra, Roma, Gabinetto Nazionale delle stampe, 25 novembre 1983-2 gennaio 1984, Roma, 1983, in particolare si veda: pp. 7-15 e schede 39, 62, 112, 131, 142;

Jessica Corsi, Nuovo aggiunte al ‘corpus’ di disegni di Cristoforo Gherardi detto il Doceno, in ‘Polittico’, 5, 2008, pp. 53-61;

Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Un tacuino di Cherubino Alberti all’Oliveriana di Pesaro, in ‘Atti e Studi. Accademia Raffaello’, 2, 2004, pp. 27-38;

Giovanna Sapori, Da Giovanni e Cherubino Alberti a Perino del Vaga. Appunti sugli studi conquecenteschi di Maria Vittoria Brugnoli, in Maria Vittoria Brugnoli storica dell’arte, funzionaria dell’amministrazione dei beni culturali e docente universitaria, Atti della giornata di studio in ricordo di Maria Vittoria Brugnoli (Roma, Dipartimento di Studi Umanistici 15 aprile 2015), a cura di Enzo Borsellino e Federica Papi, Roma, 2017, pp. 29-39.

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