A cura di Luca Fiorentino

Questa Sacra Famiglia, con la composizione ancora rivolta al miglior Cinquecento toscano, possiede un tono intimo e legato al clima contro-riformato.

La Vergine ed il Bambino sono posti centralmente, gli astanti all’interno dell’opera, mediante una composizione a semicerchio, sono convogliati verso Cristo infante ed il San Giovannino offerente frutta. La figurazione, così polarizzata, guida l’occhio del fruitore dell’opera.

Mediante linee funzionali l’artista ha creato i contorni, mentre il chiaroscuro, tramite sapiente utilizzo delle linee parallele e dell’acquarellatura, risulta morbido nelle pieghe e ricco di contrasto nelle zone più in ombra.

La stesura a biacca delle lumeggiature arricchisce la gamma tonale solo nei punti più importanti, è da notare però che l’aureola della Vergine è evidenziata semplicemente a risparmio tramite la carta intonsa per suggerire un effetto luministico differente e più delicato.

Lo stile risulta essere di ambito fiorentino anche se ancora difficile è l’indicazione precisa di un artista. Composizioni simili si notano in Giovan Battista Naldini (Firenze 1535 – 1591, il quale per altro fa largo uso della pietra rossa), tuttavia bisogna anche guardare ad artisti successivi che volontariamente riprendevano canoni più antichi omaggiando i loro maestri e predecessori: è il caso ad esempio di Iacopo da Empoli (Firenze, 1551 – 1640), del Passignano (Tavarnelle val di Pesa 1559 – Firenze 1638) e in alcuni casi di Santi di Tito (Firenze 1536 – 1603)1.

1 Su Giovan Battista Naldini si veda almeno: Christel Thiem, Das römische Reiseskizzenbuch des Florentiners Giovan Battista Naldini, München, 2002.

Tra gli artisti citati mi pare interessante porre alcuni confronti con il Passignano che si ritiene essere tra gli coloro che realizzano disegni e opere con molte similitudini con questo in esame, si veda con profitto: Piera Giovanna Tordella, Domenico Cresti detto il Passignano (1559 – 1638): fonti e disegni preliminari inediti per la pala dell’altare maggiore della chiesa di San Michele di Badia a Passignano, in ‘Atti e Memorie dell’Accademia Toscana di scienze e Lettere La Colombaria’, Volume LXVIII, n.s. LIV, Firenze, 2003, pp. 163-170; Federico Berti, Domenico Cresti, il Passignano, “fra la nazione fiorentina e veneziana”. Viatico per il periodo giovanile con una inedita Sacra Famiglia, introduzione di Riccardo Spinelli, Firenze, 2013.

Si ringrazia Federico Berti che ha indicato un rapporto, per lo meno iconografico, con il dipinto su tavola del Passignano in collezione Frascione in cui l’offerta di San Giovannino (di pani nel disegno, di una colomba nel dipinto) è quanto meno indicativa, se non a livello attribuzionistico, per recuperare un modello che ebbe fortuna a Firenze.

Si vedano per raffronto al nostro anche i fogli conservati al Département des Arts Graphiques del Louvre, in particolare: Nascita della Vergine e quattro Santi, penna, inchiotro bruno e pietra rossa, 318 x 212 mm, Inv. 11230; Predicazione di Santo Stefano, pietra rossa su carta verde, 222 x 333 mm, Inv. 1093.

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