A cura di Luca Fiorentino

Domenico Peruzzini disegnatore è ancora in parte da scoprire poiché pochi sono i fogli appartenenti a collezioni pubbliche e rari sono quelli in collezioni private; di conseguenza sono stati esigui i contributi dedicati alla sua grafica1.

Nato a Castro Durante (ora Urbania) la sua parabola artistica si sviluppa tra la città d’origine, Pesaro, e Ancona. Appare però evidente a mio avviso che qualche viaggio tra Bologna e Roma Domenico debba averlo intrapreso poiché forti in pittura, in incisione e nei disegni superstiti sono le reminiscenze di alcuni artisti operanti in quelle città. I fogli conservati nella Biblioteca Comunale di Urbania mostrano un artista ancora giovane mentre in altri forse troppo avanzato nell’età, ma forti risultano i legami con Simone Cantarini soprattutto nell’ambito delle stampe d’arte. Come ha sottolineato Marina Cellini, spesso si trovano fogli firmati da Domenico e questo in esame rientra tra quelli2.

Questo disegno appare ben condotto nel tratto, morbido e sinuoso dove il panneggio lo richiede, tagliente e veloce quando serve per definire rapidamente i soli contorni. Aspetto magistrale inoltre appare l’utilizzo del pennello che guida l’inchiostro variamente diluito tra le profonde ombre delle pieghe sino alle ali eteree e quasi senza contorno delineato. Si tratta di un disegno di un artista maturo e tecnicamente preparato, in diretta corrispondenza con quanto Cantarini aveva postulato nei primi decenni del Seicento, tenendo però il passo con i tempi e con gli sviluppi bolognesi dei due Sirani3.

Un eco romano (ancora memore forse del suo primo maestro Gian Giacomo Pandolfi) sembrerebbe sentirsi nelle pieghe, nella posa di spalle con il viso girato verso l’osservatore ricordando ad esempio alcuni angeli del Roncalli o degli Zuccari, interpretati però con una declinazione riguardante un grande artista che nelle Marche ebbe molta fortuna: Federico Barocci. Peruzzini non volle mai seguire la strada naturalista che poteva osservare nel Guerrieri o nel percorso marchigiano di Orazio Gentileschi, ma scelse una matrice classicizzante che in tarda maturità si deve porre anche in relazione con Giovan Domenico Cerrini.

Assorto nell’impostare gli accordi sul suo liuto, questo angelo guarda oltre lo spettatore ascoltando una musica che possiamo soltanto immaginare.

1 Per i disegni di Domenico Peruzzini si veda:

Angelo Ottolini, I disegni di Domenico Peruzzini, in ‘Arte Cristiana’, 700, 1984, LXXII, pp. 25-32;

Marina Cellini, Domenico Peruzzini, in Federico Barocci, Giovan Francesco Guerrieri, Domenico Peruzzini. Tre disegnatori delle Marche nella Collezione Ubaldini, scritti di Marina Cellini, Bonita Cleri, Mauro Mei, Feliciano Paoli, John T. Spike, catalogo della mostra, Urbania, Palazzo Ducale 23 luglio-11 settembre 1994, Urbino, 1994, pp. 131-134.

2 Si veda con interesse il contributo di: Marina Cellini, cit., 1994, pp. 131-134, in particolare si vedano come confronto con questo disegno lo Studio per figura maschile sdraiata scheda 48 e la Figura femminile mitologica scheda 54, entrambi delle collezioni del Museo Civico di Urbania (Collezione Ubaldini) datati agli anni Trenta dalla studiosa.

3 Si veda anche la scheda di Simonetta Prosperi Valenti Rodinò su un disegno di Peruzzini conservato nella Pinacoteca Nazionale di Bologna: Figure. Disegni dal Cinquecento all’Ottocento nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, a cura di Marzia Faietti e Alessandro Zacchi, Milano, 1998, scheda61 pp. 174-175.


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